L’abbiamo assaggiata da un amico coltivatore umbro. È perfetta per zuppe e minestre, si sposa bene con cereali e legumi e si può anche farne farina o polenta, eppure pochi la conoscono.

Cos’è

Ricco di vitamine, proteine e minerali, questo legume prima molto diffuso nell’alimentazione contadina rischiava di scomparire, finchè alcuni agricoltori non lo hanno riscoperto

La roveja, detta anche roveggia, rubiglio o corbello, è un piccolo legume originario del Medio Oriente, da molti ritenuto progenitore dei più moderni piselli e conosciuto per questo motivo anche come “pisello selvatico”. Cresceva spontanea sul bordo di campi e fossi nelle zone appenniniche tra l’Umbria e le Marche, dove divenne una delle colture più diffuse tra le famiglie contadine grazie alla sua resistenza alle basse temperature ed alla scarsità di acqua.

Roveja lessata e condita soltanto con un filo di olio extravergine di oliva
Roveja lessata e condita soltanto con un filo di olio extravergine di oliva – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Coltivare la roveja era duro: significava stare lunghe ore chini nei campi a falciare. Per questo motivo fu abbandonata

Di colore marrone scuro, rossiccio, verde o grigio, la roveja è poverissima di grassi e ricca di proteine, minerali (in particolare fosforo e potassio) e vitamina B1. Purtroppo però questo tesoro di sostanze nutritive andò scomparendo col tempo: le piante non potevano essere raccolte con le macchine ma dovevano essere falciate a mano, da contadini e contadine che per lunghe ore stavano chini a “spezzarsi la schiena” nei campi. E’ per questo motivo che la sua coltivazione fu progressivamente abbandonata, ma non dimenticata. Fortunatamente sempre più agricoltori hanno deciso di recuperarla, così oggi possiamo di nuovo gustare questo legume in tutta la sua versatilità.

Come si usa

Al gusto ricorda le fave, con una leggera punta di dolciastro che l’avvicina ai ceci. E dal momento che la roveja sprigiona il meglio di sé con una lenta cottura nella pentola di terracotta, è perfetta per realizzare zuppe e minestre, in abbinamento a cereali integrali a lunga cottura come il farro o ad altri legumi della tradizione umbro-marchigiana: cicerchie, fave, lenticchie e fagioli con i quali dovete assolutamente provarla!

Roveja umbra
Roveja umbra – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

La roveja è ottima non solo per preparare zuppe, minestre, crostoni e contorni: il suo sapore delicato vi permetterà di sbizzarrirvi in cucina!

Ma il consiglio che ci sentiamo di darvi oggi è di non fermarvi qui: la roveja non si usa solo per preparare ottime zuppe o contorni! Dopo averla tenuta in ammollo almeno 12 ore ed averla cotta per almeno un’ora, vi potrete sbizzarrire con crostoni, puree e vellutate, soufflé, antipasti di ogni genere e spuntini. Si può macinare ed unire alla semola per preparare gli strangozzi oppure cuocere nel tegame con le salsicce o lo spezzatino. E’ addirittura ottima se servita assieme alle vongole! Insomma la roveja si adatta davvero alla creatività di chi ama sperimentare: provatela pure con tutte le verdure, con il pesce, i salumi e persino i funghi ed il tartufo nero umbro!

Curiosità

Con la roveja si fa anche una polenta speciale, condita con aglio, olio e acciughe: la Farrecchiata!

Nell’area dei Monti Sibillini resta ancora viva una tradizione molto speciale, di cui alcuni di voi avranno sentito parlare: la polenta di roveja, chiamata “Farrecchiata“. Si tratta di macinare a pietra la roveja per ottenere una farina dal retrogusto amarognolo (la farrecchiata propriamente detta) che, una volta cotta nel tegame, dovrà essere condita con un battuto di acciughe, aglio ed olio extravergine di oliva. E se avanza, il nostro consiglio per il giorno dopo è quello di abbrustolirne delle fette, come si fa per la classica polenta, e servirle con una bella fetta di rigatino o di lardo. Un peccato di gola ogni tanto possiamo concedercelo…