Ebbene si: abbiamo provato a fare gli gnudi! É vero che i primi temporali d’autunno fanno venire voglia di chiudersi in casa con una bella tazza fumante di tè da sorseggiare sul divano, avvolti in un caldissimo pigiama mentre ci si abbandona al dolce far niente. Però a volte fanno anche venire un’incredibile voglia di mettersi ai fornelli per preparare qualcosa d’inedito, che abitualmente richiederebbe un tempo improponibile a chi come noi lavora tutto il giorno al pc o è in giro per il Bel Paese!

Per non far attaccare gli gnudi in pentola, quando l'acqua bolle, dopo il sale versa un po' di Olio EVO a filo
Per non far attaccare gli gnudi in pentola, quando l’acqua bolle, dopo il sale versa un po’ di Olio EVO a filo – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Vellutati, setosi e con quella straordinario profumo di noce moscata

Gli gnudi – per chi si sia perso questa prelibatezza della tradizione toscana – sono un primo piatto che ha l’inconfondibile sapore di casa e di famiglia: da piccola non riuscivo a capire che cosa ci fosse di tanto speciale in quella specie di ripieno dei ravioli. E da perfetta ladruncola di ritagli di pasta dalla spianatoia, mi sembrava impensabile che i grandi potessero mangiare quelle palline prive del loro gustoso involucro. Poi fui iniziata anche io agli gnudi: quale gioia per il palato! Ricorderò sempre come mi apparvero la prima volta: vellutati, setosi come fossero spumini e con quella straordinaria nota “esotica” di noce moscata che faceva correre il pensiero alle fiabe delle Mille e una notte.

Ieri abbiamo provato a replicare la bravura delle nostre mamme. Per quanto rustico e semplice negli ingredienti, fare gli gnudi nasconde delle insidie: non solo vanno saputi sapientemente dosare gli ingredienti ma bisogna pure tenere conto del clima, per via dell’umidità e quindi della farina che ci chiederà la nostra pallina. Ovviamente l’ultima cosa da fare è dare retta ai “bisogni” della pallina!

La ricetta degli Gnudi toscani 

Per preparare gli gnudi bisogna tenere conto del clima

Gli ingredienti sono semplicemente spinaci (circa 500gr per 6 persone), ricotta di pecora o mucca fresca a seconda che preferiate un sapore più deciso o più delicato (almeno 800gr), 4 uova freschissime, sale e per chi vuole pepe. S’aggiungono poi alla delicatezza degli ingredienti principali anche un pizzico di noce moscata e una generosa presa di Parmigiano Reggiano per regalare un sapore più deciso e inconfondibile all’impasto. Se come noi amate i sapori decisi vi consigliamo di abbondare con gli ultimi ingredienti. Ah, e tenete un sacchetto di farina sulla spianatoia che vi servirà durante tutta la preparazione!

Preparare gli gnudi toscani: una operazione che richiede qualche accortezza ed un po' di esperienza
Preparare gli gnudi toscani: una operazione che richiede qualche accortezza ed un po’ di esperienza – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Per prepararli si scottano gli spinaci in pochissima acqua e si fanno scolare alla perfezione. Meglio partire il giorno prima lasciandoli in un colino nel frigorifero per essere sicuri che al momento del bisogno saranno quasi asciutti. Si strizza anche la ricotta in un colino, così da farle perdere quasi del tutto la sua componente liquida. A questo punto si impastano in una ciotola entrambi gli ingredienti aggiustando di sale e di pepe, si rompono le uova e si seguita ad impastare. Infine si gratta la noce moscata e si spolvera tutto con abbondante Parmigiano Reggiano o Pecorino stagionato. Sappiate che in questa fase è essenziale assaggiare continuamente l’impasto: se in bocca lo trovate un po “insipido” non esitate ad aggiungere Parmigiano o Noce moscata!

Ora ci spostiamo sulla spianatoia: infarinala e bagnati le mani così l’impasto non ti si attaccherà alle dita. Nei palmi forma delle palline della grandezza di una prugna e rotolale velocemente nella farina. Lascia che gli gnudi assorbano solamente la farina sulla spianatoia e se vedi che sembrano ancora “buttar fuori” liquido, rotolali di nuovo. La loro superficie dovrà essere ricoperta da un velo bianco sottile: il palato ti ringrazierà per la parsimonia!

I nostri gnudi in cottura!
I nostri gnudi in cottura! – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Mentre effettui questa operazione metti a bollire una capiente pentola per la pasta, così non dovrai attendere molto per versarli e non avrai bisogno di infarinarli di nuovo. Quando l’acqua bolle versa delicatamente gli gnudi nella pentola, assieme ad un filo d’olio extravergine d’oliva e tirali su con la ramina man mano che vengono a galla: vedrai che per cuocere impiegheranno pochissimo! Condiscili con burro e salvia oppure con scaglie sottili di Pecorino Toscano ma prima di buttarti a capofitto sul piatto attendi un istante: se li lascerai fermare ti prometto un incanto per la tua bocca.

Lascia che uno dopo l’altro ti accarezzino il palato, che lo ammalino con la loro morbidezza per poi stupirlo con l’esplosione di sapore: la noce moscata ed il parmigiano aggiungono quel tocco unico che li rende inconfondibili. E che non te li farà più dimenticare!

Per essere perfetti gli gnudi devono avere un esterno compatto ed un interno morbido, vellutato
Per essere perfetti gli gnudi devono avere un esterno compatto ed un interno morbido, vellutato – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Gnudi: ma perchè si chiamano così?

Infine la curiosità che ti sarai portato dietro sin dall’inizio: ad Arezzo li chiamiamo “gnudi” perchè sono “senza camicia” o – come si dice in Casentino: “senza giubba” – ovvero senza la sfoglia che li chiude in un raviolo! A Siena invece li chiamano “malfatti”, forse proprio perchè ricordano qualcosa d’incompiuto, di non finito…

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