É sorprendente perdersi tra i vicoli ellittici di Lucignano. Cammini cammini e ti sembra di percorrere un labirinto di pietra che si snoda sinuoso fino alla vetta della collina. E la particolarità di Lucignano difatti è proprio la sua pianta a cerchi concentrici, racchiusa da poderose mura che servivano a proteggerla per via della sua posizione strategica lungo l’asse viario della Val di Chiana, situata all’incrocio tra Arezzo e Siena, ma ambita anche dai fiorentini e dai perugini. Proprio per questa sua particolare forma è oggi considerata una perla della Val di Chiana, dalle cui mura si gode una vista mozzafiato sulla campagna circostante, arricchita dai resti di una antica fortezza mai del tutto completata che aggiunge al paesaggio un qualcosa di nostalgico, come il sapore di essere rimasti intrappolati nel tempo.

Un paese circolare diviso in due emisferi

La cittadina di Lucignano sembra curiosamente divisa in due zone: l’una all’alto e l’altra in basso; l’una per i poveri, l’altra per i ricchi

Una curiosa epigrafe poco distante da Porta San Giovanni recita che in questo luogo, “al basso”, v’è “Libertà di suono e canto“. La scritta sembra suggerire una divisione della cittadina in due parti: una destinata alle autorità ed al loro operoso silenzio, l’altra destinata al popolo con le sue quotidiane attività. É uno dei piccoli indizi che configurano ancora oggi Lucignano come borgo capace di mantenere intatto tutto il suo fascino medioevale, di cui ancora sono intrisi i vicoli in pietra.

La nostra visita comincia però all’altro capo della cittadella: attraversiamo Porta San Giusto, dalla quale si dipartono curiosamente due strade: l’una – verso sinistra, attualmente via Roma – apriva il quartiere più povero del borgo, caratterizzata da una edilizia povera in materiali e soluzioni architettoniche, con case piccole e botteghe scarsamente luminose; l’altra – verso destra, l’attuale via Matteotti – più luminosa ed ampia: qui sorgevano le abitazioni nobiliari costruite durante il Rinascimento. Tale suddivisione in due “zone ideali” la ritroviamo anche salendo verso la sommità del paese ovvero la sede del potere politico e religioso, che si contrappone al basso cioè alla base dell’ellisse: zona di abitazioni ed attività commerciali.

Le Logge e la salita che conduce alla Collegiata di Lucignano
Le Logge e la salita che conduce alla Collegiata di Lucignano – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

L’itinerario dall’alto verso il basso

Perdersi tra i vicoli ellittici di Lucignano è una esperienza quasi surreale: sembra di essere rimasti sospesi nel tempo

Scegliamo di percorrere via Rosini e di salire direttamente sulla sommità della cittadina attraverso la rampa che costeggia le Logge ed il Cassero, sulla sommità della quale si apre la scala elissoidale della Collegiata. Questo elegante edificio che quasi corona la struttura ellittica del paese col suo campanile ottagonale fu eretto al posto della chiesa di San Michele Arcangelo e della rocca adibita a deposito di polveri da sparo, distrutte da un fulmine nel 1556. La sua scalinata s’incastona perfettamente nella pianta circolare dell’abitato, quasi ad esaltarne la forma e la facciata, divisa in due parti con quella superiore non portata a compimento, comunica quel senso di incompiutezza storica che ben si armonizza con la fortezza fuori dalle mura. Oggi l’altare della Chiesa ricorda la dedica al Santo protettore del precedente edificio anzi secondo alcuni la cittadina di Lucignano sembrerebbe essere collocata sulla misteriosa ed energetica Linea di San Michele, che collegherebbe Mont Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo in Puglia fino a giungere sulle coste turche, toccando tutti luoghi di culto collegati al santo.

La Collegiata, la chiesa di San Francesco e il Palazzo Comunale, un tempo sede del Tribunale, oggi adibito a Museo coronano la sommità del colle

Dietro la Collegiata si apre la Piazza fulcro del potere religioso e politico del paese. Qui tra le case in pietra si affacciano il Palazzo Comunale ed il complesso religioso di San Francesco, la cui Chiesa contiene uno splendido ciclo di affreschi raffiguranti momenti della vita del santo di Bartolo di Fredi e Taddeo di Bartolo, tra cui il suggestivo “Trionfo della morte“, unico nel suo genere per la potenza del messaggio che riesce a trasmettere in chi si sofferma a guardarlo. Imperdibile anche una visita al Museo, situato proprio al piano terreno del Palazzo che ospita l’amministrazione. Si possono ammirare opere di scuola senese di pregevole fattura ma di certo ciò che vi lascerà veramente a bocca aperta è il prezioso reliquiario noto come Albero della Vita o Albero d’Oro, emblema dell’oreficeria senese-aretina e qui conservato. Il pellicano ritratto alla sommità dei suoi rami, colto nell’atto di beccarsi il petto per sfamare i piccoli col proprio sangue ricorda l’atto d’amore del Cristo per gli uomini e forse proprio per questo l’opera divenne celebre quale Albero dell’Amore. Ancora oggi le giovani coppie aretine giungono qui a rinnovare le proprie promesse d’amore, a domandare felicità, figli e salute prima del matrimonio. Abbiamo seguito questa tradizione: pare che l’Albero funzioni!

L'affresco noto col nome di "Trionfo della morte" e custodito nella Chiesa di San Francesco
L’affresco noto col nome di “Trionfo della morte” e custodito nella Chiesa di San Francesco – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Tra vicoli e fiori

A Lucignano si può ammirare l’Albero della Vita, reliquiario in rame dorato che si dice sia di buon auspicio agli innamorati

Da qui iniziamo a scendere percorrendo un breve intreccio di vicoli e coste che si aprono tra le abitazioni in mattoni e ci conducono verso l’arteria principale, via Matteotti, la via “ricca”. Impossibile non immaginarsi queste piccole strade avvolte su se stesse come il guscio di una chiocciola, riempite di fiori in occasione dell’annuale Maggiolata. Si tratta di una festa popolare locale che ricorda le feste agresti, quando si ringraziava per il buon raccolto e contemporaneamente ci si liberava dall’inverno. Accade che le vie del borgo vengono interamente ricoperte di fiori a causa del passaggio di un corteo fatto di figuranti e carri fioriti con un tema diverso ogni anno. É uno spettacolo veramente bello e suggestivo, che colora di migliaia di petali il rosso dei mattoni ed il grigio delle pietre. Da non perdere!

Uno spuntino con vista

E se avete ancora tempo a disposizione fate un salto al vicino Santuario della Madonna delle Querce, con la “fonte del latte”!

Una volta che sarete ritornati su via Matteotti, dopo aver oltrepassato anche Porta San Giovanni ed il torrione circolare visibile appena fuori dalle mura, vi consigliamo una sosta presso l’Antica Macelleria Bruschi per un assaggio salato tutto particolare: la Finocchiona (ed altri salumi) di Cinta senese, una razza di suino pregiata e diffusa in queste zone. Con un souvenir così potreste anche prendere in considerazione l’idea di spostarvi verso il vicino Santuario della Madonna delle Querce, progettato da Giorgio Vasari e di godervi da qui uno splendido panorama mentre addentate il vostro gustoso spuntino. Sembra che l’acqua che scaturiva dalla fonte adiacente al Santuario avesse particolari virtù curative contro la sterilità e la mancanza di latte, pertanto fu denominata “Fonte del latte” e somministrata, oltre che alle donne anche agli animali. Un altro bellissimo luogo da visitare sempre fuori dal centro sono poi i resti del fortilizio progettato dai fiorentini. Un luogo che i lucignanesi chiamano “La fortezza” e che effettivamente doveva servire a proteggere quello che era diventato l’avamposto più importante di tutta la Val di Chiana.