Dopo avervi raccontato dei piatti di pesce, dei primi, di torte e zuppe che dovete assolutamente assaggiare nel vostro viaggio nel levante ligure, e dopo avervi stuzzicato l’appetito e la fantasia con fritti e fritture di Liguria, non potevamo trascurare il fine pasto. Ecco allora 4 prodotti golosi che abbiamo scoperto nel nostro viaggio, frutto di un territorio straordinario, non solo per i panorami che offre ma anche per i sapori e gli aromi che è capace di trasmettere con pochi, semplici ingredienti.

1. i limoni di Monterosso

Chiamati come all’antica: Citroni, coltivati in maniera biologica grazie al clima di cui godono le Cinque terre. Da provare la marmellata ai limoni biologici di Monterosso, che è buonissima spalmata sul pane del mattino oppure come farcia per le crostate. Vera delizia anche il limoncino, liquore fatto in casa con le scorze di limone private della parte bianca, lasciate a macerare in grossi vasi d’alcool.

2. il miele

Un altro prodotto che ci ha incantato. Qui ottenuto da un nettare assolutamente privo di sostanze chimiche. Vi troverete dinanzi a moltissime varietà di miele: dalle classiche acacia, erica, millefiori e corbezzolo alle singolari rosmarino, brugo e salvia. Sappiate che va a nozze con i (pochi) formaggi che vengono prodotti nella provincia di La Spezia, come la formaggetta della Val di Vara, un formaggio a pasta molle un tempo l’unico prodotto caseario che potevano realizzare quelle famiglie che possedevano soltanto qualche pecora. Oggi è più comune trovarla con latte di vacca. La consistenza però è rimasta piacevolmente molle, con la crosta trattata con olio affinché non si cretti.

Se capitate a Corniglia non dimenticate di fare un salto alla gelateria artigianale di via Fieschi per gustare il gelato al miele locale e quello al basilico ed olio d’oliva dell’orto dei proprietari.

Canestrelli liguri
Canestrelli liguri – credits Fugzu

3. i Canestrelli

Una specialità diffusa un po’ in tutta la regione. Questi biscotti estremamente delicati sono nativi di Torriglia (provincia di Genova) dove una associazione tutela il rispetto del disciplinare P.A.T. da parte dei produttori. Se quelli di Torriglia sono talmente friabili da sciogliersi in bocca, a Levanto diventano più spessi, realizzati sempre con pasta frolla tagliata a forma di fiore, spennellati con l’albume avanzato dall’impasto e cotti in forno a bassa temperatura quindi spolverati con zucchero a velo.

4. lo Sciacchetrà

Nell’ultima sera del nostro breve viaggio nelle Cinque terre non potevamo rinunciare ad un bicchiere di vino sul mare. E così, chiedendo consiglio in una enoteca, abbiamo scoperto lo Sciacchetrà. Vino passito, dolce e sensuale un po’ come queste terre, che fece tanto parlar di se grandi poeti e artisti, non per ultimo Gabriele d’Annunzio che lo descrisse con la stessa passione delle donne dei suoi romanzi. Goderne una bottiglia dinanzi al tramonto non può non farvi innamorare già dei suoi colori, dorati ed ambrati come i riflessi sul mare all’orizzonte. Vino raro e prezioso se si pensa che per ottenerne un litro servono circa dieci chili di uva fresca passata attraverso l’appassimento sui graticci all’ombra ed un lungo invecchiamento, a Manarola gli hanno dedicato un museo che racconta di difficoltà, eroismo e grande amore dei viticoltori per questa terra dove la coltura della vite è al limite dell’impraticabile.

Uve bianche liguri
Uve bianche liguri – credits Big Fonu

Bevetelo fresco, tra 7-9 gradi e v’innamorerete del suo sapore di miele, frutta matura e di quel tocco leggero di mandorla

Lo Sciacchetrà incarna perfettamente il nome che porta, derivato forse dall’ebraico “shekar“, ovverosia inebriante oppure dal metodo di produzione, quello “schiaccia e trai” che lo renderebbe tale qual’è. Bevetelo fresco, ad una temperatura non superiore agli 8-9 gradi e ne gusterete tutto il sapore di miele, pesca ed albicocca matura. Sapori dolci ma mai stucchevoli, perfetti in abbinamento ai dolci della tradizione ligure, come il Pan dôce genovese, la versione secca e bassa del panettone con uva sultanina, zibibbo, pinoli, cedro candito e profumato da acqua di fiori d’arancio e semi di finocchio. Oppure con i formaggi di queste zone, di cui smorza bene l’acidulo o ancora con i frittini di  verdure, che – anche se qualche gastronomo diplomato adesso ci tirerà una scarpa! – vi consigliamo di provare, dopotutto mica ve lo dovete bere tutto in una volta sola!

Pandolce genovese
Pandolce genovese – credits Yuichi Sakuraba