Probabilmente chi ha avuto la fortuna di visitare Pienza ci avrà fatto poco caso a quel bizzarro cerchio di travertino nella piazza. Magari si sarà avvicinato ed avrà scrutato con sguardo incuriosito domandandosi a cosa sarà mai potuto servire, per poi lasciar perdere, rapito dalla generale bellezza di quanto aveva attorno in quel momento.

Eppure quel tondino di pietra (i pientini lo chiamano così), un significato doveva pure averlo, all’interno di una cittadina progettata e costruita affinché nulla fosse lasciato al caso. Probabilmente un significato che va oltre l’utilizzo che oggi se ne fa durante l’annuale Fiera del Cacio, quando il tondino diventa il centro in cui collocare il fuso per l’omonimo gioco.

Pienza, il Duomo visto da Palazzo Piccolomini
Pienza, il Duomo visto da Palazzo Piccolomini – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Che significato ha quel bizzarro cerchio di travertino collocato nella piazza della Cattedrale di Pienza?

Enea Silvio Piccolomini era un personaggio alquanto bizzarro se confrontato con altri uomini di Chiesa del suo tempo. Intriso di cultura classica con tutto il suo portato mitologico, simbolico e letterario; vicino alle correnti più avanzate dell’Umanesimo che mescolavano scienza e letteratura navigando con maestria tra le discipline; amico dell’astronomo Toscanelli come del filosofo Cusano, era anche profondamente convinto del ruolo dell’architettura come scienza universale, capace di trasmettere non solo armonia e bellezza ma soprattutto un messaggio mistico dai contenuti profondi.

La cultura umanista di Papa Pio II lo portò a sviluppare una concezione architettonica della piazza che nascondeva un profondo messaggio filosofico

Basandosi su una concezione geometrica del mondo per la quale all’intuizione filosofica doveva far seguito la costruzione politico/pratica, il Piccolomini volle Bernardo Gamberelli (detto “il Rossellino“) a lavorare sull’urbanistica di Pienza ma curò personalmente il progetto in ogni minimo dettaglio. Il cantiere fu probabilmente aperto ad altre illustri menti del Rinascimento italiano, non solo architetti. Le sue amicizie d’umanista e la vicinanza alle più importanti teorie del secolo lo portarono a concepire la piazza centrale a guisa di gigantesca meridiana, di cui vi parleremo nel prossimo articolo. Resta tuttavia un alone di mistero sulla funzione del tondino spostato rispetto al centro della piazza.

Con una interessantissima intuizione ha provato a spiegarlo il Prof. Bruno Queysanne, dopo un attento studio dei Commentarii, l’autobiografia che Pio II pubblicò alla fine dei lavori e dove si ravvedono molti indizi inerenti le scelte architettoniche e stilistiche di Pienza. Ha notato il prof. Queysanne che riferendosi al rosone della facciata del Duomo, il Piccolomini utilizza il latino “oculus“, un termine proveniente dalla mitologia classica ed impiegato per descrivere l’aspetto dei giganti, i mitici figli della dea madre-terra Gaia e del cielo Urano.

Duomo di Pienza, frontone
Duomo di Pienza, frontone – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Curiosamente l’oculus “aperto alla maniera di un gigante” nel centro della facciata della Cattedrale è perfettamente perpendicolare al tondino, tanto che secondo il Queysanne, se si adagiasse la facciata sulla piazza, questi combacerebbero perfettamente.

Ciclicità, caducità terrena, eternità sono le chiavi di lettura della splendida piazza di Pienza, con i suoi edifici ed anche col suo curioso tondino

Sempre secondo il Queysanne ad approfondire il mito dei giganti, figli dell’incestuosa unione tra la dea terra ed il figlio cielo, appare chiaro l’intento di Pio II di nascondere (neppure poi molto!) dietro all’intera architettura della piazza un messaggio di portata universale. L’unione di cielo e terra rappresentata dal combaciare di questi due elementi architettonici, assieme alla progettazione della piazza a guisa di meridiana non possono che far pensare al rinnovarsi ciclico delle stagioni, alla ruota del tempo che passa ed alla caducità della vita terrena paragonata all’eternità del cielo. Il finito e l’infinito che combaciano e si toccano: l’utopia terrena di un papa umanista e della sua “città ideale”.