Se vi capita di passare per Lucignano, non tirate dritto: fermatevi! Questo spendido borgo medievale di forma ellittica e dal sapore sospeso tra il presente ed un passato ancora vivo, immerso nella campagna della Val di Chiana custodisce alcuni tesori di rara bellezza, che almeno una volta nella vita meritano davvero una visita.

Un ‘cucuzzolo’ ricco di sorprese

Un primo tesoro è custodito nella Chiesa di San Francesco: il ciclo di affreschi inerenti la vita del Santo tra cui spicca il suggestivo Trionfo della Morte

All’apparenza placido, silenzioso, insomma un borgo toscano come tanti altri, Lucignano merita una sosta se non altro per il complesso che sorge sulla piazza più alta del paese. Dopo aver valicato una delle sue porte addentratevi per le spire viarie del borgo, magari seguendo il nostro itinerario che vi condurrà fino alla sommità: qui la splendida chiesa di San Francesco custodisce un ciclo di affreschi dedicati alla vita del Santo tra cui spicca il “Trionfo della morte” di cui potrete contemplare tutta la potenza espressiva di un soggetto che forse non ha pari al mondo.

L'affresco noto col nome di "Trionfo della morte" e custodito nella Chiesa di San Francesco
L’affresco noto col nome di “Trionfo della morte” e custodito nella Chiesa di San Francesco – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Passiamo quindi a scoprire le opere del Museo, nei locali del Palazzo Comunale

Il Museo civico è situato proprio accanto alla Chiesa di San Francesco, al piano terreno del Palazzo che ospita l’amministrazione comunale, proprio sul cucuzzolo del colle sul quale sorge Lucignano. Vi si possono ammirare pregevoli opere di scuola senese tra cui varie pale raffiguranti Madonne col bambino di botteghe ed epoche diffenti e ben due cataletti risalenti ai secoli XVII e XVIII. Si tratta di corredi funebri impiegati per le cerimonie di saluto ai defunti, il cui uso è tipico delle confraternite religiose attive nella zona di Siena nel medesimo periodo dei cataletti.

L’Albero della Vita e la sua sala

Vi lascerà a bocca aperta l’Albero della Vita, custodito in una sala “da leggere” a partire dalle sue pareti. Scopriamoli entrambi!

Ciò che però vi lascerà veramente a bocca aperta in questo piccolo Museo è il prezioso manufatto noto come Albero della Vita o Albero d’Oro, emblema dell’oreficeria senese-aretina del XV secolo e conservato in una teca di vetro. Si tratta di un reliquiario in rame dorato, argento e smalti, con miniature su pergamena, rami di corallo e cristalli di rocca, alto quasi tre metri e realizzato tra il 1350 ed il 1471, la cui simbologia riflette i momenti cruciali della vita del Cristo: nascita, passione e morte. Dal fusto centrale dell’abero si eleva una teca a forma di tempietto gotico, da questa si dipartono 12 rami (6 per parte), come a ricordare la sacralità del numero che designò gli apostoli. I rami dell’Albero sono intervallati da inserti in corallo che simboleggiano il sangue del Cristo, coperti da foglie di quercia e piccole teche decorate con miniature su pergamena e cristalli di rocca, che una volta contenevano reliquie. Sulla vetta dell’Albero spiccano un Crocifisso ed un pellicano ritratto all’atto di beccarsi il petto per sfamare i piccoli con il proprio sangue, simbolo dell’atto d’amore compiuto da Cristo per gli uomini. Proprio per questo divenne celebre quale Albero dell’Amore ed ancora oggi le giovani coppie del circondario vengono qui a rinnovare le proprie promesse d’amore, a domandare felicità, figli e salute prima del matrimonio. Abbiamo seguito anche noi questa tradizione: pare che l’Albero funzioni davvero!

Le figure affrescate costituiscono una summa della cultura classica rielaborata in chiave cristiana, in linea con la cultura umanista dell’epoca

Degna di attenzione è anche la sala dove brilla in tutta la sua lucentezza questo tesoro. Le piccole finestre alla parete di fondo illuminano le mura della stanza dove sorgeva la Cancelleria del tribunale. Il ciclo di affreschi sulle pareti ricorda l’atto di amministrare la giustizia di chi esercitava in questo luogo: vi si trovano i personaggi che – il mito prima, la Divina Commedia poi – ci sono stati tramandati come esempi di virtù. Le figure degli imperatori Cesare, Augusto, Giustiniano e Costantino intervallano i filosofi Aristotele e Boezio; è poi la volta di personaggi del mito (Giano ed Ercole) che intervallano quelli biblici (Salomone, Noè, Giuda Maccabeo, Sansone e Giuditta), i santi (San Paolo, piuttosto che San Giovanni Battista, San Biagio, San Felice Papa, San Michele, San Francesco e Sant’Agata) e altri romani famosi (Pompeo, Muzio Scevola, Lucrezia, Camillo, Bruto, Virgilio, Metello, Catone l’Uticense). Su tutti domina la Maestà garante della giustizia nella parete di fronte all’Albero. L’intero ciclo, arricchito con citazioni tratte dalla Divina Commedia è uno splendido esempio della nascente cultura umanistica dell’epoca (di cui anche Pienza è un esempio coevo) che recupera il mito e lo fonde con l’insegnamento biblico adattandolo e trasformandolo a seconda delle esigenze.

La Maestà nella Sala ove è ospitato l'Albero d'oro a Lucignano
La Maestà nella Sala ove è ospitato l’Albero d’oro a Lucignano – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

Altri tesori del Museo civico di Lucignano

Da non perdere anche la pala d’altare che raffigura San Francesco mentre riceve le stimmate e la tavola raffigurante San Bernardino

Da non perdere nel Museo anche la bellissima tavola a forma di lunetta raffigurante San Francesco all’atto di ricevere le stimmate che ricevette presso il Santuario della Verna, sempre nell’aretino). Si tratta di un’opera di Luca Signorelli, artista cortonese allievo di Piero della Francesca, attivo tra il 1445 circa ed il 1523 in Toscana, nelle Marche ed in Umbria nonchè a Roma dove lavorò al cantiere della Cappella Sistina. Altro splendido tesoro del Museo è la tavola di San Bernardino, realizzata nel 1448 da Pietro di Giovanni d’Ambrogio (1409 circa – 1449), uno dei maggiori ritrattisti del francescano senese. Il Santo è qui magistralmente raffigurato nella posa tramandataci dalla tradizione ovvero all’atto di predicare contro la futilità delle cose terrene. Con lui gli oggetti che si collegano alla sua figura: il libro in cui si legge: “sappiate le cose del cielo non quelle della terra”, ed il disco solare col trigramma di Cristo ed i 12 raggi, che ancora una volta si riferiscono ai 12 apostoli. Ci ha colpito la fermezza del suo sguardo, che sembra ripetere ancora dopo secoli un ammonimento dal sapore davvero attuale. E d’altro canto San Bernardino è un santo assai frequente nella zona: fu ospite dei frati della Verna quindi si rese protagonista della distruzione e dell’interramento della Fonte Tecta nella vicina Arezzo ed in nome della lotta ai culti pagani ancora radicati nel territorio si adoperò per sostituire alle credenze popolari il culto di Cristo, (“unico vero sole” come vuole la simbologia legata al Santo), e della Vergine.

Che dite, vi bastano queste pillole d’arte per una visita a Lucignano?

Tutte le foto sono state scattate in proprio ed autorizzate dal Comune di Lucignano