“Ferragosto”, le cui origini si devono all’imperatore romano Ottaviano ‘Augusto’ (donde il nome “feriæ augusti“) stava a significare la ricorrenza romana della fine dei lavori agricoli. Verso l’inizio di agosto volgeva infatti al termine la mietitura dei cereali e per braccianti e contadini romani poteva dirsi iniziato il riposo estivo. Uomini liberi, lavoratori e animali erano tutti protagonisti dei festeggiamenti: i braccianti per l’occasione venivano dispensati simbolicamente del salario dai propri padroni mentre i fantini si contendevano il pregiato pallium, che oggi da il nome al trofeo che in questo giorno si contendono le contrade senesi.

Le festività del raccolto nella Roma antica

Nella Roma antica erano numerose le festività religiose atte a celebrare la  fine dei lavori agricoli durante il mese di agosto

Ma l’usanza di celebrare la fine del raccolto era assai più antica. Prima che Ottaviano, intitolato “Augustus” nel 18 a.C. riunisse col nome di “feriæ augusti” tutte le feste del mese di agosto, esistevano i Consualia, festività delle messi consacrate al dio del grano Consus e celebrate in due diverse parti dell’anno: alla fine di agosto ed a metà dicembre in forma più sontuosa con 4 giorni di celebrazioni. Si diceva fossero state istituite da Romolo, che avrebbe fatto costruire un’ara sepolta sotto terra da consacrare al dio in quello che poi sarebbe diventato il Circo Massimo dell’età imperiale. E difatti proprio sulla riesumazione simbolica dell’altare si imperniavano queste feste simbolo di rinascita e di crescita del raccolto, dove animali e carri sfilavano agghindati da corone di fiori mentre le sacerdotesse Vestali bruciavano erbe e primizie in onore del dio. L’etimologia di “Consus” sembra infatti derivare da “condere“, cioè seppellire, nascondere ma anche piantare sotto terra.

Un’altra festività rurale che si sovrapponeva ai Consualia erano gli Opalia dicembrini e gli Opiconsivia celebrati al termine di agosto, sempre per festeggiare la fine dei lavori nei campi. Erano consacrati alla dea Opi, divinità ammantata di mistero con la quale ci si riferisce alla Grande Madre primigenia, la dea Consiva alla quale erano consacrate la terra e l’abbondanza dei raccolti, raffigurata pertanto con fascine di grano o una cornucopia sottobraccio. Il nome Opiconsivia la pone direttamente in collegamento con Consus, e questo confermerebbe il sincretismo che ha caratterizzato i numerosi culti diffusi  in onore della terra e dei suoi frutti. Altra curiosità è che la leggenda vuole la dea aver partorito un figlio restando vergine, figlio che poi divenne il suo sposo come accade nella mitologia egizia per la dea Iside e per tutte le altre dee madri dell’antichità, tutte raffigurazioni della stessa Grande Madre terra.

Dee madri e il legame con la terra

Tutte queste feste erano imperniate sul concetto di abbondanza e fertilità collegato al culto della Grande Madre

Ad agosto a Roma cadeva anche un’altra importantissima ricorrenza, la festa di Diana, protettrice delle selve, dei boschi e degli animali selvatici. Era una divinità assai venerata nelle campagne e nelle zone rurali, alla quale era collegato il sapere erboristico e medicinale. Diana presiedeva anche le fasi lunari, così governando le acque e la maternità. Questo l’ammette direttamente – al pari di Consiva – nel sempre più vasto pantheon delle dee madri, come l’antica Atargatis siriana, raffigurata in sembianze di sirena e venerata come dea più importante del pantheon orientale antico, detta ‘Augusta‘ (grande) come l’imperatore che decise di riunire le festività estive.

Si trattava quindi di un momento di passaggio tra l’attività ed il riposo i cui simboli erano quelli pagani comuni a molte tradizioni che ritroviamo ancor oggi: l’accensione collettiva di falò, i giochi pirotecnici, l’utilizzo dell’acqua sono tutti elementi che permeano di se il folclore delle nostre campagne e ristabiliscono il collegamento con i culti più antichi legati al ciclo solare dell’anno, alla luce, all’acqua ed alla fertilità delle donne come della terra.

Ferragosto dall’Assunzione di Maria al Fascismo

Solo in seguito alle antiche feriæ pagane la Chiesa sostituì l’Assunzione di Maria, riconosciuto come dogma nel 1950 da Pio XII

Tutto questo prima che la Chiesa decidesse di sostituire a queste reminiscenze pagane l’Assunzione in cielo della Vergine Maria, così simile alle Grandi Madri per attributi e caratteristiche. Una festa, quella dell’Assunta, istituita come vogliono le fonti liturgiche verso la fine del VII secolo dall’imperatore bizantino Maurizio Tiberio e poi estesa nei secoli seguenti a tutta la cristianità ma il cui dogma fu sancito solo da Pio XII il 1 novembre 1950, con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus.

Col beneplacet della Chiesa durante i secoli si continuò tuttavia a reiterare l’usanza latina della paga per i braccianti agricoli: nel Rinascimento la mancia fu resa obbligatoria per decreto pontificio. Ancora nessuna gita fuori porta però. Per quest’usanza tutta moderna si dovrà aspettare il Fascismo, che in Italia istituirà i Treni popolari per consentire ai lavoratori meno abbienti di raggiungere località turistiche attraverso tariffe convenzionate a chilometraggio, per un giorno solo o per tre giorni a seconda della formula scelta. Beh, dopotutto fu un  modo per stimolare la visita del Bel paese a centinaia di famiglie che altrimenti non avrebbero mai potuto sognare una vacanza estiva!