É uno dei vini più antichi e pregiati di tutta la Toscana, fino a poco tempo fa lasciato un po’ in coda rispetto ai più comunicati Chianti e Brunello di Montalcino. É il Vino Nobile di Montepulciano, che senza nulla invidiare agli altri grandi Rossi Toscani deve la propria peculiarità al legame strettissimo che si è creato nei secoli tra il vitigno Sangiovese ed il terroir. Parola di chi con questo vino c’è cresciuta ed ha imparato ad amarlo, nel bene e nel male assieme al territorio dov’è nato e si è affermato, lo stesso da secoli. Casa mia.

Vino Nobile: territorio, uvaggio, produzione

Piccola curiosità: la zona di produzione di questo vino non è stata mai ampliata, conservando così la tipicità di un luogo da sempre vocato alla produzione vitivinicola. Un territorio che ha saputo premiare la tradizione ed al tempo stesso coniugarla con tecniche moderne ed una certa eleganza nel raggiungere l’equilibrio del gusto. Tutto questo è sintetizzato nel disciplinare di produzione del Nobile, documento che annovera anche mio padre tra i firmatari delle modifiche intercorse negli anni. Si legge nel disciplinare che per produrre il Nobile è necessario l’uso di almeno il 70% di uve Sangiovese, localmente denominato Prugnolo Gentile, unitamente ad altre uve ammesse dalla Regione Toscana tra cui Canaiolo NeroMammolo, Colorino ma anche Merlot e Cabernet, purché siano allevate in terreni ben esposti, situati ad un’altitudine compresa tra i 250 e i 600 metri. Una scelta di certo molto meno restrittiva rispetto al cugino Brunello, attuata tuttavia proprio prevedendo le difficoltà che reca l’uso del solo vitigno Sangiovese, che – senza nulla volere agli amici di Montalcino, superbi produttori e trasformatori di questo meraviglioso quanto spesso ostico vitigno – da solo spesso “‘un ce la fa a farsi bere con leggerezza“. Il risultato è che spesso il Sangiovese in purezza lo devi per forza accompagnare ad una pietanza mentre in blend si addolcisce, si fa quasi addomesticare… Si nobilita!

Un vitigno che ha una vita a sè: che ho imparato ad amare proprio per il suo carattere selvaggio ed a tratti indomabile. Una volta in botte il Nobile deve maturare per un periodo minimo di 24 mesi, di cui almeno 12 in botte di legno. E ti posso assicurare che erano mesi di leggera inquietudine, qualche anno di vero e proprio terrore, tanto era ogni anno diverso e sorprendente il risultato. Può fregiarsi del titolo “Riserva” solamente una volta trascorsi 36 mesi di affinamento e deve essere commercializzato a partire dal 1 Gennaio successivo alla vendemmia. Va da se che in questo vino non c’era soltanto l’impegno di un anno intero ma di due, alle volte di tre!

Il Nobile: un vino da tutto pasto

Grazie alla sua struttura elegante, corposa ma mai eccessivamente legnosa, fruttata ed aromatica, il Vino Nobile è un candidato perfetto per accompagnare il pasto ma anche un brindisi senza spuntino. Ed in maniera sorprendente il blend con altre uve raramente confonde il palato dai forti sentori del Sangiovese: provalo e ti giuro che lo troverai sempre equilibrato, mai invadente o fastidioso… anche a stomaco vuoto!

Se deciderai di apprezzarlo durante un pasto, sappi che lungi dall’essere perfetto sia con arrosti e stufati di carne e selvaggina che con i primi piatti della tradizione toscana (tra cui gli immancabili pici, le zuppe piuttosto che i legumi), il Nobile è davvero un vino da tutto pasto! Te lo consiglio nella maniera più disparata, da abbinare a piatti a base di verdure, funghi o Pecorini, con antipasti a base di salumi e pure con il pesce al forno. Credi a me che lo bevo ogni giorno, e che tolti i carciofi, non ho ancora trovato un alimento con cui non si abbini riuscendo a non distorcere i sapori ed a uscire comunque protagonista! E poi grazie alla sua proverbiale eleganza si presta benissimo anche alla meditazione, lontano dai pasti in compagnia di un buon libro e di tranquillità!

Botte di Vino Nobile di Montepulciano
Botte di Vino Nobile di Montepulciano – credits -Siby-

La storia del Vino Nobile

Ma qual’è la storia del Vino Nobile e cosa si nasconde dietro un nome così prestigioso?

Sicuramente l’origine di questo vino si perde nelle stesse origini del territorio. Un’antica leggenda vuole la città di Montepulciano fondata per volontà del re etrusco Porsenna. Si dice che questi si trasferì da Chiusi sull’antico colle di Mons Mercurius, assieme ai suoi sudditi. Il monte più tardi cambiò il nome in “Mons Politicus” proprio per via della residenza reale. Lo testimonierebbe una “kylix” ritrovata in loco (ovvero una tazza da vino etrusca) attualmente conservata al museo di Chiusi, che reca la rappresentazione di Flufluns, il dio del vino, occupato in un gioco in cui il vino è protagonista.

La fortezza di Montepulciano che ospita tradizionalmente l'Anteprima del Nobile in febbraio
La fortezza di Montepulciano che ospita tradizionalmente l’Anteprima del Nobile in febbraio – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0

“Montepulciano d’ogni vino è Re!” è la conclusione del celebre ditirambo di Francesco Redi, “Bacco in Toscana”

Il primo documento storico riferibile al vino di Montepulciano risale però al 789 a.C., quando il chierico Arnipert offre alla chiesa di San Salvatore a Lanciniano sull’Amiata, un pezzo di terra coltivata a vigna nel castello di Policiano. É comunque documentato a partire dal Medioevo che i vigneti di Mons Politianus producessero vini eccellenti, tanto che alla metà del 1500, Sante Lancerio, il cantiniere di papa Paolo III Farnese, celebrava il vino di Montepulciano con queste parole: “perfettissimo tanto il verno quanto la state odorifero, polputo, non agrestino, né carico di colore, sicchè è vino da Signori”, che tradotto suonerebbe come “perfetto tanto l’invecchiamento quanto lo stadio aromatico; corposo, non eccessivamente forte né carico di colore: questo vino è per nobili genti.

Il vino Nobile nell’opera “Bacco in Toscana

Il documento forse più prezioso per il Vino Nobile di Montepulciano risale al XVII secolo ed è il celebre ditirambo di Francesco Redi, giunto nelle mani di re Guglielmo III d’Inghilterra. Una splendida poesia dove si decentano in versi le migliori produzioni vitivinicole della regione, compresi vin di antica tradizione come il Moscadello di Montalcino e di certo il miglior biglietto da visita per il Nobile nelle terre di oltremare, per quelle genti così ancora poco abituate al succo d’uva. Il poemetto che lo contiene – dal titolo “Bacco in Toscana” – nel descrivere Bacco ed Arianna amoreggiare mentre si godono una bella coppa di vino di Montepulciano, si chiude proprio con queste parole: “Montepulciano d’ogni vino è Re!“.
Chi sarà stato dunque per primo a conferire un titolo …”Nobile” a questo vino?

Montepulciano, la vendemmia
Montepulciano, la vendemmia – credits Luca Nebuloni