Attraversiamo la Val di Merse il primo giorno dell’anno nuovo, nel pieno di quel periodo che i romani identificavano con il solstizio d’inverno. E venendo da Chiusdino, tra campi silenziosi e boschi popolati di torrenti incontriamo all’improvviso il bivio per arrivare al complesso di San Galgano, che si stende in una pianura in mezzo a quei campi che in estate si colorano di mille papaveri rossi e di grano dorato. Impossibile non chiedersi se in queste terre a sud-ovest di Siena, non viva ancora lo spirito del monaci che a suon di “ora et labora” scandivano le proprie giornate tra preghiere e lavori nei campi.

San Galgano, vista sull’altare dalla Navata centrale
San Galgano, vista sull’altare dalla Navata centrale – credits Fabrizio Sciami

Colpisce come uno schiaffo San Galgano. Dopo l’ultima curva inizia un viale di cipressi e in mezzo al nulla compaiono quei ruderi col tetto di stelle

Giri l’ultima curva dell’unica strada che attraversa questa campagna apparentemente sterminata ed in fondo al viale di cipressi ecco l’Abbazia di San Galgano, che ti colpisce come uno schiaffo in piena faccia. Come quando dal sogno passi bruscamente alla realtà. E sembra quasi di averne bisogno di quello schiaffo, per riprenderti. Perché non sai se quel che vedi è reale o ancora è frutto del sogno.

San Galgano: tetto di stelle e archi rampanti verso l’immensità…

Sovrasta l’Abbazia l’Eremo di Montesiepi, in cima al colle in cui il cavaliere Galgano piantò la sua spada e intraprese la vita religiosa

In quel tetto crollato, nelle portentose mura rimaste in piedi, nello scheletro delle colonne e degli archi rampanti, nel rosone cesellato, nel silenzio tutto parla di segreti ancora gelosamente custoditi. Di un momento che sembra sospeso. Un’atmosfera onirica dove il tempo è scandito dal battere d’ali degli uccelli e dal lento incedere dei gatti. Ti chiedi dove sei, se in cielo, in terra o semplicemente in un sogno. L’intera zona dove sorge l’Abbazia di San Galgano è un luogo da visitare assolutamente, almeno una volta nella vostra vita.

L'Abbazia di San Galgano avvolta nella nebbia
L’Abbazia di San Galgano avvolta nella nebbia – credits Carlo Tardani

Vi si arriva a piedi percorrendo un viale alberato, bordato da due lunghe fila di cipressi. Giunti al termine, sul lato destro dell’edificio potrete fare il biglietto ed entrare dalla Canonica, attraversando la sala capitolare ed il refettorio cistercense. E se non vi basta una semplice visita sappiate che periodicamente all’Abbazia vengono organizzati concerti, spettacoli e mostre di pittura di altissima qualità.

L’Eremo di Montesiepi: la magia del cerchio

Il tetto di stelle e gli archi rampanti dell’Abbazia. I cerchi da orologio solare e la spada nella roccia di Montesiepi…

E poi c’è il suggestivo Eremo di Montesiepi, con quella pianta circolare tipica dei templi pagani. Si dice che sotto ci sia una cripta vuota, mai scavata. Uno studioso svizzero ha condotto uno studio molto approfondito sulla particolare struttura dell’Eremo, arrivando alla conclusione che null’altro potesse essere se non un perfetto calendario solare. Infatti ogni 21 giugno, il primo raggio di sole del solstizio d’estate nel penetrare attraverso le feritoie colpisce dei punti precisi della cappella centrale, fino ad illuminare esattamente la spada di Galgano. Qualcuno ha sostenuto c’entrino i templari e la cosa non ci stupirebbe vista la loro accreditata presenza in tutte le terre di Siena.

Eremo di Montesiepi
Eremo di Montesiepi – credits Alessandro Scarcella

San Galgano è un luogo magico, sospeso fuori dal tempo e dallo spazio. Da visitare almeno una volta nella vita…

Insomma…chissà quali segreti custodiscono ancora oggi le mura circolari dell’Eremo di Montesiepi, con i loro motivi concentrici sul soffitto e quelle feritoie da cui passa una luce particolare nel giorno del solstizio. Chissà quale arcano custodiscono le reliquie dei ladri custodite in una cappella laterale nell’Eremo, che tanto sembrano oggetti rituali. E chissà qual’è la vera storia di Galgano, il santo della spada il cui nome ricorda il ciclo di Artù e della Tavola Rotonda…