Erano un paio d’anni che volevamo partecipare alla Sagra delle Sagre di Bibbiena, in Casentino. Però l’estate toscana è qualcosa di davvero particolare: si passa dall’affollarsi di eventi enogastronomici dei weekend primaverili alle 2/3 settimane che precedono l’arrivo dell’estate in cui trovare qualcosa da fare è davvero un’impresa. Poi, improvvisamente, ecco esplodere una miriade di attività, mostre, rievocazioni e degustazioni: tutte assieme, tutte imperdibili e più o meno tutte negli stessi weekend. Questo ha fatto si che arrivassimo alla Sagra delle Sagre per la prima volta solo quest’anno. E pensare che Bibbiena è ad appena 35 minuti di macchina!

La Sagra delle Sagre è un appuntamento fisso del giugno casentinese: ogni anno le principali sagre dedicate al prodotto tipico del territorio si danno appuntamento a Bibbiena ed ogni anno vengono invitati degli “ospiti” ovvero alcune sagre tipiche dai territori limitrofi. Da Arezzo alla vicinissima Romagna, sono sempre due o tre le sagre tradizionali che completano l’evento, così ogni anno c’è una sorpresa da scoprire e qualche specialità da assaggiare in più rispetto agli anni passati.

La Sagra delle Sagre è un percorso alla scoperta di ingredienti e piatti tipici del Casentino

In pratica funziona così: inizi il percorso dalla sagra numero 1, che generalmente propone un antipasto col proprio prodotto tipico e poi prosegui fino all’ultima, dopo circa 10 stand ed una affascinante passeggiata per i vicoli di Bibbiena, che se hai la fortuna di compiere al tramonto, ti permette di godere della vista di alcuni bellissimi palazzi della cittadina, famosa proprio per le sue nobili ed affrescate dimore.

Quest’anno abbiamo cominciato il percorso con la Sagra del baccalà di Soci, che proponeva un crostino di baccalà cotto sui carboni ardenti, poi l’indimenticabile Tortello alla Lastra di Corezzo, la pappa al pomodoro col pane di Rimbocchi: succulenta, dalla consistenza setosa e seppur leggermente tiepida, dal sapore fresco come addentare un pomodoro nel campo. Poi ancora i maccheroni al sugo d’ocio della Festa della Dea di Venere (ovvero quelle che altrove prendono il nome di “pappardelle”, condite con sugo di oca…maschio!), i ravioli alle erbe selvatiche di Partina, i grifi all’aretina dell’Antica Festa del Tegame di Monte Sopra Rondine di cui qui ti abbiamo parlato, il vitello con una salsa al tartufo nero estivo di Chiusi della Verna e per finire salsicce di Grigio del Casentino con fagioli cannellini dalla Festa del Grigio di Bibbiena. Vino Chianti del territorio toscano lungo tutto il percorso ed una selezione di birre artigianali da tre microbirrifici artigianali ed agricoli da degustare in piazza.

Nessuno di questi ingredienti viene celebrato a caso: ciascuno ha una affascinante storia da raccontare…

Difficile dire quale tra i piatti proposti ci sia piaciuto di più: tra tante proposte così diverse sarebbe difficile anche fare dei confronti. La cosa che c’è rimasta più impressa tuttavia è un’altra: l’unicità di ogni piatto, la sua storia fatta di ricette che si sono tramandate di madre in figlia e di quaderno in quaderno. Sapere che un ingrediente non era protagonista a caso ma che il suo utilizzo o la sua conservazione seguiva sempre un motivo radicato nella cultura e nelle abitudini delle genti del luogo, che le preparazioni erano supportate da consolidate e precise radici che affondano negli usi delle generazioni passate e che sono poi giunte fino a noi ad arricchire le tavole della domenica o delle feste comandate. Insomma: una storia affascinante da scoprire dietro ogni piatto ed ogni ingrediente, che lo rende unico e che unisce al piacere del palato anche un racconto, una poesia…

I celebri maccheroni al sugo d'ocio della Festa della Dea a Venere, frazione di Arezzo
I celebri maccheroni al sugo d’ocio della Festa della Dea a Venere, frazione di Arezzo – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0