Tra i calanchi e le biancane delle Crete senesi, in quel “deserto che cinge Siena da meriggio” si erge Chiusure, piccolo borgo nel comune di Asciano. L’ultimo avamposto prima della grande Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Un luogo silenzioso ed operoso, dove viene coltivato il carciofo da decenni, in una piccola e saporita varietà tutta da riscoprire.

La Festa del carciofo morello di Chiusure

Incuriositi da un prodotto di cui nulla avevamo sentito prima d’ora, abbiamo deciso di fare un salto all’annuale Festa del Carciofo Morello di Chiusure. La festa si svolge da anni, ogni primavera, organizzata grazie all’impegno di abitanti e volontari dei paesi limitrofi ed è una ottima occasione non solo per riscoprire le fasi fondamentali della coltivazione del carciofo, visitare le carciofaie ed apprezzare piatti a base di questo prodotto dolce e delicato. E’ una occasione perfetta anche per avventurarsi tra le molte bancarelle che propongono prodotti locali: pecorino e formaggi freschi, prodotti a base di farina da grano delle Crete, vino delle Grance senesi, marmellate e confetture di frutta, miele, verdure sott’olio e tante altre piccole, esclusive specialità.

In un territorio apparentemente arido come quello delle Crete senesi si coltiva dai primi del ‘900 un carciofo tutto particolare. Il segreto? Il suolo di sabbia e argilla!

Il carciofo di Chiusure

Proprio durante “Chiusure in piazza“, abbiamo scoperto che il piccolo carciofo morello qui ha rappresentato una vera e propria ricchezza contadina nei primi 50 anni del ‘900. Intere distese di carciofi tra Chiusure, Asciano e San Giovanni d’Asso regalavano un prodotto preziosissimo che veniva venduto nei mercati del Valdarno e della Val di Chiana, fino ad arrivare in Maremma. Poi la coltivazione venne progressivamente abbandonata e la pianta fu quasi esclusivamente riservata agli orti ed al consumo familiare. A tal proposito siamo riusciti a trovare forse l’unica azienda che realizza patè di carciofi e carciofi di Chiusure sott’olio, con una produzione interamente locale e naturale, di cui presto avremo modo di parlarvi più nel dettaglio!

Impiegato in cucina, consigliato per le malattie dei reni e dell’intestino, utilizzato per cardare la lana, cagliare il latte, come mangime per animali… Nulla del carciofo di Chiusre veniva gettato via!

I mille usi del carciofo

Ma il carciofo di Chiusure non era solamente gustosissimo da mangiare! Lo sapevano molto bene i monaci della vicina Abbazia di Monte Oliveto, che con i carciofi di Chiusure realizzavano infusi, distillati, tisane e sciroppi! Le straordinarie qualità nutrizionali di questa pianta erano infatti sfruttate per regolarizzare le funzioni renali ed intestinali, oltre ad abbassare il colesterolo nel sangue ed a regalare, attraverso gli scarti, un ottimo pasto per gli animali da cortile. Nel nostro viaggio nelle Crete abbiamo anche scoperto che i carducci venivano impiegati per cardare la lana mentre i fiori di carciofo servivano per cagliare il latte con cui veniva realizzato il pecorino toscano (la presura o “caglio vegetale”). Insomma, come accadeva per moltissimi altri gustosi prodotti della nostra terra Toscana, anche “del carciofo non si buttava via nulla“: dalle foglie ai gambi, dai germogli ai fiori, tutto veniva consumato o impiegato al meglio come nella migliore tradizione contadina!

Curiosità sul carciofo: indigestioni celebri e dolci attese

La Festa del carciofo di Chiusure è stata per noi anche l’occasione per conoscere alcuni aneddoti divertenti legati al carciofo. Come un episodio legato alla Regina Madre di Francia, la toscana Caterina de’ Medici, che nel 1576 pare fece una memorabile indigestione di carciofi saltati in padella con olio, sale, aglio, pepe e prezzemolo, accompagnati da altre gustose pietanze.

Ogni anno Chiusure celebra il suo carciofo con una grande festa dove assaggiare piatti a base di carciofo ma anche molti altri gustose specialità delle Crete senesi

Oppure la credenza popolare che voleva dimostrare che una donna fosse in stato interessante se, dandole da bere del succo di carciofo, lo avesse rimesso. Se ancora nel XVI secolo questa è una diffusa “prova del nove” per verificare la gravidanza in atto, oggi dobbiamo avvertirvi che una tra le controindicazioni del carciofo è proprio la sua assunzione durante la gravidanza, che potrebbe diminuire la produzione di latte. Anche questo abbiamo imparato alla festa del carciofo “Chiusure in Piazza”!

Oltre alla Festa del carciofo, fino a pochi anni fa veniva celebrata la Festa della dicioccatura: l’operazione di rimozione dei carducci dalle piante, per farne semi dei nuovi carciofi

La dicioccatura dei carciofi

Ci ha raccontato un chiusurino d.o.c. che una volta veniva celebrata anche la “Festa della dicioccatura“, ogni novembre. La festa traeva il suo nome da una operazione tutta particolare, la dicioccatura appunto, che riguarda solo il carciofo: quando le piantine cominciano a germogliare vengono private dei carducci ovvero dei germogli più maturi che hanno già formato qualche foglia. Generalmente queste parti della pianta vengono utilizzate come se fossero dei semi, durante la festa invece si potevano gustare in tutta la loro peculiare piacevolezza.

Insomma dovevamo venire di persona a Chiusure per scoprire che queste terre, dal suolo argilloso e sabbioso che sembra così aspro ed ostile all’agricoltura, sono invece in grado di regalare un prodotto dal sapore unico, reso tale proprio grazie al terreno.

L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore al tramonto
L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore al tramonto – ItalyzeMe CC BY-NC-ND 2.0